Nexteria

La fabbrica delle relazioni

Un’impresa “giovane”, composta da personale italiano ma con clientela internazionale. Che punta su chi sceglie la qualità e non il minor costo. Ce la presenta Luis Caramagna, socio co-fondatore e CEO di Nexteria, cliente di TÜV Italia. In controtendenza rispetto ai tempi, la parola d’ordine è: lavoro stabile e partecipazione al progetto.

Intervista Emilia Pistone

Presenta ai nostri lettori i settori in cui opera Nexteria, società di servizi fondata nel 2011?

La nostra realtà opera in tre mercati: BPO in ambito CRM (Customer Relationship Management), formazione tecnica e commerciale per il settore Automotive e Consulenza ed Innovazione nel framework del CRM.

 

Ci illustra le tre linee di business?

BPO: la prima linea è il Business Process Outsourcing per grandi realtà italiane ed internazionali. Integriamo tecnologia e processi per costruire esperienze di servizio innovative e personalizzate. Con forza e convinzione sottolineo che tutte le operazioni sono svolte dall’Italia per il mercato italiano ed estero. Lavoriamo su otto Industry diverse.

Formazione tecnica e commerciale in ambito Automotive: la seconda linea è la formazione in ambito Automotive laddove i committenti sono i car maker o le principali reti indipendenti; la formazione tecnica si sostanzia nella divulgazione e creazione di competenze per la gestione della parte di meccatronica di un veicolo; la formazione commerciale ci vede progettare ed erogare esperienze di guida e di comparazione normalmente in fase di lancio di un nuovo veicolo: i nostri tecnici e ingegneri girano l’Italia per “portare” i contenuti alla rete commerciale delle case auto.

Consulenza ed innovazione: la terza linea è fortemente correlata alla prima e di fatto estrae e contestualmente riversa valore dalle e nelle esperienze operative che gestiamo, dall’osservatorio internazionale che i nostri manager hanno implementato e dalla rete creata con alcune università (cito il Politecnico di Milano ad esempio).

Siamo consulenti nel disegno di processi e di protocolli, sempre all’interno di un perimetro ben delineato che è tutto il mondo del CRM, dove iniettiamo tecnologia frutto di forti partnership nazionali ed internazionali. Sin dall’inizio abbiamo investito molto del nostro tempo e delle nostre energie nel cercare soluzioni da “cablare” all’interno della nostra proposta di servizi, siano essi operativi o di pura consulenza.

Rapida Crescita

Rapida Crescita

Nexteria in due anni è passata da 140 a 240 dipendenti.

Qual’è l’innovativo modello di business intorno al quale Nexteria si è sviluppata e che l’ha portata ad un successo così rapido?

Devo dirle che se oggi possiamo parlare di un modello Nexteria, sicuramente la definizione che ci siamo dati, “Fabbrica Sinapsi”, è una buona sintesi concettuale: fabbrica nasce da “faber” quindi fabbro, artigiano che utilizza le mani per piegare la materia e trasformarla dandole nuovi significati. Le sinapsi sono legami, connessioni tra due neuroni, due cellule in grado di veicolare un messaggio. Tutti i giorni dialoghiamo con i clienti, costruiamo legami, costruiamo nuove sinapsi e in qualche modo pieghiamo e trasformiamo la materia che trattiamo: le relazioni. Creiamo un valore misurabile attraverso le tecnologie e quindi ai nostri committenti diamo la misura di quello che abbiamo trasformato.

abbiamo fondato Nexteria freschi del grande giro di boa dei quarant’anni, quell’età in cui non vale più il concetto “ci provo, tanto non ho niente da perdere”.

In realtà avevamo tanto da perdere, soprattutto in termini di capitale relazionale, ma stare fermi avrebbe significato perdere l’ingaggio più importante: quello con sé stessi ed il proprio modo di stare al mondo e ancora più importante di fare nel mondo. Nella nostra esperienza questo non è un dettaglio esogeno ai riscontri che Nexteria ha incontrato in questi anni: ci siamo mossi in un mercato maturo, innovando ed anticipando alcuni trend perché consapevoli che i tempi lo richiedevano. Un esempio: quante aziende aprivano strutture di Customer Care in Italia, a Milano nel 2011 e 2012 e 2013? Nessuna, anzi chiudevano e spostavano in est Europa, nord Africa, sud America dove si parla italiano ed il costo del lavoro è inferiore anche del 40%.

Abbiamo scelto di giocare una partita diversa, che guarda caso è coincisa con il nostro secondo tempo anagrafico, una partita dove chi compra i nostri servizi cerca un valore, non un minor costo. È una scelta tra le tante, l’unica per noi.

 

Persone, relazioni, innovazione sono gli asset principali intorno ai quali si sviluppa l’attività di Nexteria, che ha adottato un modello che le pone al centro: quali le ragioni che vi hanno spinto verso questo modello?

Non lo definirei un asset, ma un principio ontologicamente connesso all’idea stessa di azienda che abbiamo. Non esisterebbe l’azienda senza le persone, semplicemente perché attraverso la partecipazione si realizza il fine: realizzare occupazione in Italia, con contratti a tempo indeterminato è il pre-requisito.

Il fine è la partecipazione ad un progetto che è iniziato con noi ma che vogliamo vada avanti anche sulle gambe di altri, che sia onnivoro e che liberi energie. Abbiamo appena concluso un intervento formativo/di incontro, coadiuvati da una società esterna, con tutte le persone dell’azienda. Questo progetto ha occupato tutto il mese di giugno ed una parte di luglio in sessioni di una giornata di lavoro a gruppi da 15/18 partecipanti. È stato oneroso da ogni punto di vista, ma era necessario fermarsi e condividere a che punto siamo e cosa vogliamo diventare ed era necessario chiedere ad ogni persona di Nexteria suggerimenti, proposte per migliorare la prassi del quotidiano.

Sono nati molti stimoli, alcuni velocemente scaricabili a terra, altri da pianificare, altri ancora non realizzabili. Nelle stesse sessioni abbiamo rilanciato il concetto dell’imprenditorialità sostenuta e fortemente voluta tra i nostri dipendenti: chiunque abbia un progetto imprenditoriale, una volta vagliato, può trovare in Nexteria un incubatore naturale o semplicemente un mentore. Pronti ad allargare l’impronta di Nexteria annettendo altri business, non necessariamente pertinenti. Non è dispersione ma emersione.

Quando una persona entra in azienda la incontro personalmente a distanza di 2 o 3 mesi dall’inserimento: sono incontri di un’ora in cui si impara a conoscersi reciprocamente.

“Nexteria è la somma di Next, “prossimo” in inglese e astér, “stella” in greco”

 

 

Il modello  gestionale di Nexteria è in controtendenza rispetto all’attuale “società liquida”. Quali ritiene siano i risultati più significativi raggiunti?

In 2 anni l’organico è passato da 140 a  240 persone, a tutti chiedo una sola cosa: salutiamoci tutte le volte che ci incontriamo nei corridoi, negli uffici, alle macchinette del caffè… anche fossero venti volte al giorno. È dai piccoli gesti ripetuti o negati che si crea o si distrugge. È per questo stesso motivo che abbiamo deciso di non andare oltre un certo numero di persone, non puoi salutare tutti e sapere esattamente chi stai salutando quando i numeri diventano importanti. siamo immersi nella società liquida di Bauman, non mi addentro ovviamente nel merito, ma ho l’urgenza di rilanciare un concetto: prendendo spunto dalla fisica, una materia allo stato liquido assume la forma del contenitore che la contiene, una materia allo stato solido ha una forma propria quindi una propria identità.

In ultima analisi, rispetto al contesto, Nexteria è impegnata in un processo di solidificazione dallo stato liquido perché non puoi costruire nulla se non dai certezze e non riconosci l’identità delle persone che lavorano con te. È una questione di identità e di libertà, diciamo che il principio di identità aziendale passa attraverso la salvaguardia dell’identità di ogni dipendente. La libertà della persona, che è tuo dipendente, nasce dalla certezza di un lavoro stabile e a tempo indeterminato. È il lavoro ad essere precario, da che l’uomo ne ha memoria, dai raccolti distrutti a causa delle invasioni di cavallette o per la siccità, non il lavoratore. E su questo si crea il modello di azienda e di organizzazione, per condividere la stessa libertà.

 

Il nome Nexteria e la definizione che date di voi, “fabbrica Sinapsi” evocano concetti intangibili; come diventano concreto valore aggiunto nei servizi per i vostri clienti?

Non vorrei essere ripetitivo ma in realtà è tutto interlacciato: il titolo del programma di formazione di cui parlavo prima è stato “senza radici non si vola”.

Il significato di Nexteria è la somma di next “prossimo” in inglese e astér “stella” in greco, prossima stella. Una lingua simbolo di modernità ed una antica che si incontrano. Il pendolo dal vecchio al nuovo e dal nuovo al vecchio ti consente di avere una base solida, una certezza da cui partire ed un approdo a cui tornare. L’intangibile diventa tangibile se consideriamo che la somma degli anni di esperienza e quindi di competenze dei fondatori e della prima linea assomma a 150 anni uomo, e che queste competenze si stanno confrontando con le nuove tecnologie e con scambi profondi con partner a livello internazionale.

In questo modo la solidità delle nostre competenze, riconosciute dal mercato, stanno producendo servizi distintivi ed unici.

La Sede Nexteria

La Sede Nexteria

di Sommacampagna (VR)

Essere rivoluzionari, andare controcorrente è vincente, ma quali sono le condizioni necessarie ma non sufficienti perché ciò possa realizzarsi?

coraggio, ascolto, umiltà e determinazione, caratteristiche che devono essere proprie non solo degli imprenditori ma dei collaboratori, delle banche, dei clienti, dei fornitori. Posso dire con certezza che fu un atto di coraggio il primo finanziamento a medio lungo di una banca il 27 novembre del 2011 (bisogna ricordarsi in che periodo era l’Italia in quel momento, ed eravamo una start-up. Le altre 5 interpellate non lo hanno avuto), la banca si mise in posizione di ascolto. Noi ci abbiamo messo umiltà e determinazione per realizzare ciò che abbiamo scritto sulla carta.

 

Quali sono gli strumenti che utilizzate all’inizio della relazione con i clienti per vincere eventuali loro resistenze e quelli per consolidare i vostri rapporti nel tempo?

Intanto confermo che stiamo incrociando moltissime eccellenze in Italia, alcune conosciute altre assolutamente nascoste perché non riescono ad accedere al mercato, a relazioni commerciali forti. Estremamente competenti da un punto di vista tecnico, ma deficitarie di competenze manageriali. Questa è una ricchezza da estrarre, ci stiamo lavorando. Lo strumento che utilizziamo dal 2012 è il try and buy, non ci sono altre strade quando sei start-up negli anni del grande tornante dell’economia. È un approccio, un condividere il progetto, un corresponsabilizzarsi rispetto al risultato. Devo essere sincero: il passaparola, nel corso del tempo, ci sta aiutando molto.

 

Quali sono i vantaggi per un’azienda italiana esporre un marchio di certificazione di tradizione e fama internazionale come l’ottagono TÜV SÜD?

Intanto ci siamo certificati da subito, da luglio 2012. Da subito Nexteria ha costruito la propria architettura per processi e pensando a grandi numeri, da subito ha pensato ad un mercato internazionale, da subito ha investito costruendo una catena del valore in cui ogni elemento è fondamentale.

Quindi per noi la scelta di TÜV Italia ha significato confrontarsi con un grande brand internazionale, portatore di know how e capace di essere riconosciuto a livello mondo. Quando si partecipa a gare internazionali anche questo ha un peso. Ancora una volta l’intangibile diventa tangibile. Oggi in particolar modo apprezzo la proattività di TÜV Italia nel proporci nuovi percorsi in un contesto regolatorio e normativo in continuo divenire.


 

LUIS CARAMAGNA
Socio co-fondatore e CEO di Nexteria


In tutti i settori i cui operate l’innovazione tecnologica è ciò che vi permette di aumentare le performance dei vostri servizi, ma parlando di innovazione i dati italiani mostrano un certo ritardo rispetto alla media europea. Ritenete che le aziende italiane siano pronte a fare scelte ed investimenti che vadano in questa direzione?  

Direi che le cose stanno cambiando molto rapidamente, intanto credo che sfugga ai radar molta innovazione “sommersa” semplicemente perché non rientra nei normali sistemi di rendicontazione a cui sono più abituati altri paesi per via di legislazioni che facilitano l’accesso al credito o a deduzioni per investimenti in innovazione. In questo senso alcune recenti introduzioni, vedi Industria 4.0 della legge di bilancio 2017, è un’interessantissima discontinuità positiva e che permetterà di far emergere elementi diversamente non tracciabili.

In linea di principio poi l’innovazione, per come la intendo, muove anche discontinuità di modelli di business, dove la componente tecnologica può esserci o meno. Non sfuggirà l’altissimo numero di start-up, non solo tecnologiche, che oggi occupano persone, cambiano scenari, spostano il paradigma. Un fenomeno di fatto inesistente solo 7/8 anni fa, in questo senso l’Italia non è seconda a nessuno e con un potenziale enorme per via di una caratteristica peculiare: la creatività.

Ho sempre con me un piccolo dettaglio che mi regalò mia moglie in quella sospensione del tempo e dello spazio che per me fu luglio 2011 (il 27 luglio con il mio socio Diego Traversi fondammo Nexteria); prese una frase che scrivevo di frequente allora e la fece stampare su un mouse pad:

"ITALY IS A GREAT PLACE TO START"